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Immigrazione e servizi sanitari: Censis; 8 italiani su 10, si cure per irregolari


Per l'80% degli italiani anche gli immigrati irregolari hanno diritto alla sanità pubblica. E' quanto emerge da un'indagine realizzata dal Censis.


A volere la sanità pubblica anche per i clandestini è l'86,1% dei residenti al Sud, il 78,7% al Centro, il 78,4% al Nord-Est e il 75,7% al Nord-Ovest.
Il 65,2% degli intervistati ritiene che la tutela della salute sia un diritto inviolabile, quindi curare tutti è un atto di solidarietà irrinunciabile. E' l'opinione soprattutto dei residenti nelle regioni del Mezzogiorno (quasi il 74%) e dei laureati (quasi l'80%). Risalendo la penisola aumenta la quota di intervistati convinti che occorre assicurare la sanità anche ai clandestini e agli irregolari perché altrimenti ci sarebbe il serio rischio di epidemie incontrollate.
Al contrario, meno del 20% degli italiani è contrario a garantire l'accesso al Servizio sanitario nazionale a clandestini e irregolari. Si tratta poco più del 24% dei residenti al Nord-Ovest, del 24,8% delle persone con basso titolo di studio, di oltre il 24% di chi vive nelle grandi città, con più di 250 mila abitanti. Solo per il 13% degli intervistati, clandestini e irregolari non hanno diritto alla sanità perché non pagano le tasse; per poco più del 5% perché fanno aumentare in modo insopportabile i costi della sanità.
La popolazione immigrata è mediamente più giovane e in salute di quella italiana. Per il momento gli stranieri utilizzano meno le strutture sanitarie (si stima in circa il 65% la quota di stranieri presenti sul territorio italiano iscritti al Servizio sanitario nazionale), che per loro significano soprattutto Pronto soccorso (il 5,7% vi si è recato negli ultimi tre mesi rispetto al 3,3% degli italiani) e ricoveri d'urgenza, piuttosto che prevenzione e visite specialistiche.
Fonte: la Repubblica.it, 5 febbraio 2010
 
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