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Nasce ''ninna ho'', primo progetto nazionale a tutela dell'infanzia abbandonata


Informerà le madri in difficoltà sulla possibilità di partorire in anonimato e creerà una rete di culle per la vita presso un network di ospedali dislocati in tutta Italia


Milano, 8 ottobre 2008 - E’ stato presentato oggi “ninna ho”, un progetto voluto dalla Fondazione Francesca Rava e da KPMG Italia, che intende contrastare la grave emergenza del fenomeno dell’abbandono neonatale.

Il progetto “ninna ho”, che ha il patrocinio della Società  Italiana di Neonatologia, si rivolge a tutte quelle madri che per difficoltà  psicologica, sociale od economica non sono in grado di potersi prendere cura del neonato e ha l’obiettivo di offrire loro una concreta possibilità  di esercitare il diritto al parto in anonimato presso strutture ospedaliere, garantito dalla legge italiana, e di tutelare i neonati a rischio di abbandono e infanticidio. Si tratta di un progetto innovativo per l’Italia, il primo a diffusione nazionale, al quale aderisce una rete di ospedali distribuiti in tutta la penisola, che riceverà  in dono culle termiche per la salvezza di tanti bambini oggi abbandonati. Le culle sono delle strutture in cui le madri che non vogliono o non possono partorire in ospedale né riconoscere il proprio figlio, possono lasciare il bimbo nel completo anonimato e in assoluta sicurezza per il piccolo. Riscaldate e dotate di un allarme acustico attivato da un sensore che avvisa tempestivamente il personale medico nel caso di presenza di neonato, le moderne ruote saranno installate in locali appositamente predisposti per l’abbandono anonimo e protetto e situate in un luogo facilmente raggiungibile e defilato dell’ospedale. I primi ospedali che hanno aderito al progetto sono l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, in cui la culla sarà  installata entro fine ottobre e l’Ospedale Del Ponte di Varese, dove invece l’installazione è prevista entro fine anno. Nel corso del 2009, saranno dotati di culle anche le aziende ospedaliere universitarie di Padova e Sant’Anna di Torino e l’Ospedale Careggi di Firenze. Contemporaneamente partirà  una campagna di informazione e di sensibilizzazione in 5 lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, russo), capillare e prolungata nel tempo, rivolta non soltanto alle donne in difficoltà  ma anche a medici, infermieri, gente comune. A sostenere la campagna anche la clinica Mangiagalli di Milano e il Policlinico Casilino di Roma che già  dispongono di culle neonatali. “Sono ancora numerose le donne a non sapere - ha dichiarato Mariavittoria Rava, presidente della Fondazione - che la legge italiana consente il diritto a partorire in anonimato e, se la madre è in grave disagio, di lasciare in ospedale il neonato che verrà  affidato ad una nuova famiglia. Ogni donna può ricorrere alle strutture pubbliche ed avvalersi del diritto all’anonimato, senza temere l’espulsione, se clandestina, ma vivere l’ospedale come ‘luogo amico’.”

Su questo messaggio si basa la campagna di comunicazione del progetto ninna ho: l’ospedale non è una struttura di cui aver paura, non condanna nè controlla, ma garantisce sicurezza, gratuità  e tutela. Poster, locandine e leaflet saranno distribuiti presso tutte le strutture e i luoghi in cui è presumibile possano essere visti o frequentati dalle madri in difficoltà  (consultori, parrocchie, cooperative sociali, associazioni di volontariato, fondazioni, presidi ospedalieri, asl, farmacie) e informeranno anche sull’esistenza delle culle per la vita. Un numero verde 800 320 023 sarà  attivo 24 ore su 24 e un sito, www.ninnaho.org, fornirà  indicazioni sul progetto.

Il progetto ninna ho nasce in occasione dei 50 anni di presenza KPMG in Italia e conferma l'attenzione del network sui temi della responsabilit�  sociale. KPMG parteciper�  attivamente, curando insieme alla Fondazione Francesca Rava tutto il processo di installazione delle culle presso gli ospedali ed impegnandosi direttamente "sul campo" per diffondere il materiale informativo in tutti i luoghi previsti. Una mobilitazione che toccher�  i professionisti KPMG in tutti i 27 uffici sul territorio nazionale. Da sempre la Fondazione Rava e KPMG operano in sintonia su questi temi, in memoria di Francesca ex professionista del network, a cui è intitolata la Fondazione.

L’impegno a favore della comunità  è uno dei valori fondanti della cultura KPMG – ha dichiarato Renato Guerini, presidente KPMG S.p.A. - e ci è sembrato naturale celebrare i nostri primi 50 anni con un’importante iniziativa di carattere umanitario. Abbiamo scelto un progetto che promuove in modo innovativo l’idea di una società  che sa accogliere ed aprirsi al futuro, regalando la più grande delle opportunità : quella di poter vivere.”

Il progetto non è stato studiato a tavolino, ma parte dopo il caso di Varese del dicembre scorso quando un neonato fu ritrovato abbandonato in un cassonetto e salvato presso l’Ospedale Del Ponte. Purtroppo storie come queste non sono rare e rappresentano soltanto la punta di un iceberg di un fenomeno sconosciuto e sottostimato: l’emergenza abbandono. In Italia sono circa 3.000 ogni anno i neonati abbandonati e ritrovati (soprattutto vivi, ma purtroppo anche morti): il 73% risultano essere figli di italiani, il 27% di immigrati (con o senza permesso di soggiorno); le madri avrebbero un’età  compresa fra i 20 e i 40 anni, mentre le minorenni sono solo il 6%. Ancora, stando ai dati dei Tribunali minorili sulle dichiarazioni di adottabilità , dei circa 550 mila bambini nati vivi in Italia, dai 300 ai 400 non vengono riconosciuti dalla madre. Secondo gli esperti, dietro l’abbandono di un neonato ci sono condizioni di grave disagio economico e sociale ma soprattutto solitudine, disperazione, ignoranza.

Il nostro impegno è quello di poter aiutare tanti bambini e tante mamme in difficoltà . – ha proseguito Mariavittoria Rava. “Aspettavamo da tempo di poter iniziare un progetto importante anche in Italia e grazie a KPMG, al suo 50° anniversario e quindi anche a Francesca, questo sogno si sta realizzando e con entusiasmo lo perseguiremo fino in fondo.”

L’obiettivo desiderato sarebbe quello di far aprire una culla in ogni città , come ha sottolineato Renato Guerini: “Per il futuro puntiamo a coinvolgere anche ospedali di altre regioni, su cui indirizzare il sostegno all’infanzia abbandonata tramite questa nostra iniziativa.”

Non a caso altri 5 ospedali hanno già  chiesto di aderire al progetto.

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